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TURISMO

Informazioni culturali del territorio


 
LA MEMORIA DELLA LINEA GUSTAV SUL TERRITORIO
 
Categoria: Beni culturali immateriali » La Memoria

Località interessate

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Santi Cosma e Damiano

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Santi Cosma e Damiano, durante la seconda guerra mondiale, fu totalmente invaso dalle truppe tedesche e la sua popolazione costretta a soffrire patimenti e fame. Inoltre tutto il territorio sancosimese fu disseminato di mine e i suoi campi furono teatro di violente esplosioni. I cittadini per sfuggire ai rastrellamenti furono costretti a rifugiarsi nelle cavità montane dei Monti Aurunci e nelle fogne. Durante il conflitto bellico Santi Cosma e Damiano, che aveva perso la sua autonomia comunale ed era unito a Castelforte a partire dal 1928, vide decimare la sua popolazione e andare completamente distrutto il suo abitato. Le case e i palazzi furono ridotti ad ammassi di macerie. La ferita che la guerra ha creato nei cittadini sancosimesi è ancora aperta ed è ancora vivo il ricordo di quei tragici momenti.

 

Il Comune di Santi Cosma e Damiano è stato insignito con D.P.R del 28 novembre 2002 della Medaglia d'Oro al Valor Civile con la seguente motivazione: “Comune situato in posizione nevralgica, durante l'ultimo conflitto mondiale si trovò al centro degli opposti schieramenti, subendo ogni sorta di violenza dalle truppe tedesche e marocchine e un gran numero di bombardamenti da parte alleata, che provocarono numerosissime vittime civili e la quasi totale distruzione dell'abitato. I sopravvissuti, costretti a trovare rifugio in varie località, resistettero impavidi agli orrori e ai disastri della guerra, offrendo un'ammirevole prova di coraggio ed amor patrio. 1943/1944”.

 

L'abitato di Santi Cosma e Damiano fu interessato dai primi cannoneggiamenti tra il 5 e il 6 novembre 1943. Le prime cannonate caddero in Piazza Garibaldi e presso il Rione Boccasacchi. Ci fu molto spavento tra la popolazione che in gran parte si era rifugiata in montagna in seguito all'armistizio dell' 8 settembre. Infatti era stata disposta l'evacuazione dei cittadini da parte delle truppe tedesche ed essi per fuggire scapparono sui Monti Aurunci. Altri invece per sfuggire ai rastrellamenti si nascosero nelle nauseabonde ed alte fognature sancosimesi aspettando che l'allarme passasse. I tedeschi avevano stabilito il loro comando presso i palazzi nobiliari delle famiglie Viccari e Tibaldi. Tra il 18 gennaio 1944 e il 13 febbraio 1944 le cannonate piovvero sulla cittadina. Tra il 12 e il 13 febbraio il cittadino Vincenzo Tedesco cominciò a fare la spola attraverso le linee minate che percorrevano i campi sancosimesi. Si diffuse rapidamente la notizia che era possibile superare la zona e mettersi in salvo attraverso le Ravi nella zona di S. Lorenzo dove c'erano i liberatori. Questo fu uno dei primi casi di fuga verso la libertà. Una cinquantina di persone, raccoltesi in paese e approfittando dell’oscurità  decisero di scendere verso S.Lorenzo – Ceravoli per raggiungere il Garigliano. La piccola colonna iniziò il suo cammino che il buio rendeva arduo ma non impossibile grazie alla conoscenza dei luoghi. Giunti in prossimità del Rio Rave, una sorta di confine naturale tra le due zone militari, coloro che aprivano la marcia finirono su campo di mine. Le esplosioni si accompagnarono all'urlo dei feriti e al terrore dei superstiti che, nel tentativo di evitare le trappole esplosive, si sbandarono attivando nuove esplosioni. La  colonna, riacquistato un minimo di consapevolezza, si arrestò, per poi riprendere la marcia notturna senza abbandonare il tracciato reso ormai sicuro da color che, facendo esplodere gli ordigni, avevano anche bonificato un piccolo passaggio, lungo il quale la fila si incamminò. Numerosi furono i morti e i feriti, e la zona aquistò il lugubre nome di “ Valle della morte”. Il desiderio di raggiungere gli alleati al di là del fiume Garigliano creò il mestiere del tutto nuovo di “accompagnatore”. Furono soprattutto i pastori, che conoscevano ogni pietra della collina, a guidare gente da Castelforte, da Ventosa, da SS.Cosma e Damiano verso la valle attraversata dal fiume. Quando, dopo ore di pericoloso cammino, i fuggiaschi raggiungevano la sponda sinistra del Garigliano, in mano alleata, i militari ne prendevano i nomi, apponevano loro un timbro su un braccio e li avviavano ai centri di disinfezione e di smistamento in Campania e soprattutto in Calabria.  
L'11 maggio le truppe francesi e americane aprirono il fuoco su tutto il fronte e l'altura di SS. Cosma e Damiano fu attaccata dal 350° battaglione del colonello James C. Fry che dopo aver occupato l'abitato proseguì verso monte Rotondo e monte Cerri. Durante l'avvicinamento inizialmente il battaglione non incontrò resistenza ma dopo tre quarti d'ora dall'inizio dell'attacco, dalla collina di Ventosa partì un fuoco micidiale di contrasto. Sulla sinistra il reggimento attaccò il monte Damiano ed eliminate le postazioni tedesche, catturò la collina.