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TURISMO

Informazioni culturali del territorio


 
SCAVI DELLA VILLA DI TIBERIO A SPERLONGA
 
Categoria: Beni culturali materiali » Aree Archeologiche

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Sperlonga

Caratteristiche

A partire dalla fine dell’età repubblicana, e soprattutto dal 67 a.C. con la sconfitta della pirateria da parte di Pompeo, analogamente a quanto avviene sulla rimanente costa campano – laziale – soprattutto nella zona flegrea – anche a Sperlonga si afferma il tipo di villa maritima. Sono ampiamente note le vicende che condussero al ritrovamento della villa di Tiberio e del suo fastoso apparato decorativo, una delle più esaltanti scoperte archeologiche del Novecento: nel settembre del 1957, durante un cantiere stradale, alcuni saggi esplorativi vennero condotti anche presso una grande grotta naturale che si apre verso il mare sul versante opposto del Monte Ciannito, allora seminterrata per tre quarti e utilizzata come ricovero per barche. Nel giro di pochi giorni emerse il bordo di una vasca  circolare (diametro 21,9 metri) ricavata all’interno dalla maestosa abside che risultò stipata di migliaia di frammenti marmorei. Tra di essi figuravano torsi maschili e una patetica testa giovanile, gli avanzi delle spire di un enorme serpente, una gamba gigantesca e una mano in atto di afferrare una coda serpentina. La grandiosità delle sculture, la raffinatezza dell’esecuzione di matrice ellenistica, il violento dinamismo dei corpi e, soprattutto, la presenza di un’iscrizione greca con i nomi di Agesandro, Atanodoro e Polidoro, artisti rodii citati da Plinio quali autori del grandioso Laocoonte, furono elementi che indussero a ritenere che ci si trovasse dinanzi a una versione minore del mito del sacerdote troiano di Apollo. Nel giro di pochi giorni alcuni studiosi avanzarono dei dubbi sull’autenticità dei ritrovamenti, ma vennero smentiti dal rinvenimento di un’iscrizione in esametri latini di un tale Faustinus contenente la descrizione delle opere d’arte da lui ammirate nell’antro, fornì una chiave di lettura attendibile per la comprensione e la ricomposizione dei pezzi marmorei. Dopo l’abbandono del sito a causa di alcune frane, le strutture della residenza, oggetto di spoliazione e di inarrestabile degrado, finirono per essere sepolte dalla sabbia e dall’avanzare del mare. Nella memoria storica però rimase sempre la “Grotta di Tiberio” e sotto questa denominazione compare nelle fugaci descrizione che, a partire dal XVII secolo, furono fatte da eruditi locali e viaggiatori.